C’era una volta, cent’anni fa.

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 “Nella storia niente vi è di assoluto e rigido. Le affermazioni del liberalismo sono delle idee-limite che, riconosciute razionalmente necessarie, sono diventate idee-forza, si sono realizzate nello Stato borghese, hanno servito a suscitare a questo Stato un’antitesi nel proletariato, e si sono logorate. Universali per la borghesia, non lo sono abbastanza per il proletariato”.
Antonio Gramsci, “Tre principii, tre ordini”, La città futura, 19 febbraio 1917

Ogni tanto, le storie hanno bisogno di robuste spintonate. Appropriate, coerenti con un progetto di lungo percorso e con la capacità di rappresentare pezzi di realtà. Credo che il Partito Comunista, in Italia, sia stato questo.

E credo che, soprattutto per la sua viva battaglia per la democrazia nell’Italia repubblicana, a prescindere dalle posizioni di noi osservatrici ed osservatori e consapevoli che è stato una risposta importante in un dato tempo, con tutti i suoi limiti, dovremmo ringraziarlo. Applicando il più serio diritto di inventario critico, distinguendo, senza nostalgie e presentismi emotivi fuori luogo. Riconoscendo il contributo delle donne e degli uomini, delle idee collettive e delle biografie personali. 


Insomma, tanti auguri e buon centenario, caro Partito Comunista. E grazie, di testa e di cuore, per averci fatto capire che non c’è nulla di assoluto e rigido.
Per tutto il resto, al lavoro e alla lotta