«Don’t think twice. It’s all right».

Nella giornata di ieri ho inviato alle mie compagne e ai miei compagni di viaggio di Sinistra Italiana le mie dimissioni come segretario provinciale di SI a Pisa. Diciamolo con franchezza: non è che, nel corso dell’ultimo anno, sia stato l’incarico più gravoso mai avuto nella militanza politica, eh. Ma ritengo onesto affermare, in modo pratico, la conclusione di un ciclo, esprimendolo con un atto minimo, proprio perché certe cose non si fanno per se stessi, ma per il collettivo. Riporto qui il testo intero della lettera inviata. E nessuna paura: non si finisce imprecando o maledicendo, ma traducendo una bella storia in qualcosa di nuovo. Buona lettura!

27 dicembre 2019

Care compagne e cari compagni,

con la presente, nei giorni in cui viviamo i festeggiamenti, porgo a voi tutte e tutti e alle vostre famiglie i più sinceri auguri per un felice Natale, per una serena conclusione dell’anno civile e per un inizio proficuo e fiducioso del 2020.

Il 2019 è stato un anno da montagne russe. Un ballo, l’ennesimo, che pezzi di classe dirigente economica e politica hanno affrontato, sulle spalle di un Paese e di un’Europa in cui la tendenza generale pare riassumersi in rabbia, disorientamento, sfiducia nel futuro. Il CENSIS ha parlato di sovranismo psichico, circostanza che, se stiamo con i piedi e la testa nelle vive interiora della società, conosciamo bene. Esistono tuttavia granelli di speranza operosa e pubblica: la missione Mediterranea Saving Humans, al netto di condotte vergognose dell’ex ministro dell’Interno e dei sequestri delle proprie imbarcazioni, assieme alle mobilitazioni giovanili per l’ambiente e delle vertenze sulle questioni di genere, costituiscono pezzi di mondo che non si rassegnano alla sfiducia e al rancore. Sono in campo mobilitazioni per il lavoro e le dignità sociali, che il sindacato confederale sta faticosamente mettendo in relazione a partire dalle singole crisi aziendali, affinché la parte pubblica torni ad esprimere un intervento nell’economia reale, senza per questo accennare a desueti dirigismi. Il cambio di governo dell’agosto ci ha visto, impensabilmente, contribuire alla nascita di un nuovo esecutivo e di una nuova maggioranza, con la permanenza di Giuseppe Conte alla presidenza del Consiglio dei Ministri e con il Movimento 5 Stelle, pur sfibrato da sonanti sconfitte elettorali e lacerato da dilemmi politico-esistenziali, ancora partito parlamentare di maggioranza relativa. In un quadro di rapporti di forza modificato e con un Paese in cui le parole d’ordine sembrano virare a destra, da metà novembre la mobilitazione civica delle Sardine, in Italia e in Europa, ha dato dinamismo e spinta ad un “progressismo di (un pezzo di) popolo” che possiamo valutare su più versanti: quello positivo di piazze democratiche e antifasciste, antirazziste e costituzionali, che rafforzano i valori fondativi della Repubblica e scuotono dal torpore le nostre città; quello meno positivo di un movimento, inevitabilmente plurale nelle sue origini, che non puo’ definire un “programma” in quanto esistente in risposta oppositiva al salvinismo ma che chiama la politica a farsi carico delle proprie responsabilità. Il carico dell’alternativa, nella società, nella cultura, nell’economia.

Un senso di prospettiva futura che, in tutta onestà, mi pare mancare in molte discussioni di classe dirigente, prima fra tutte la discussione sul futuro della Toscana, nel momento in cui volge al termine il decennio al timone della giunta regionale di Enrico Rossi. L’attuale coalizione di centrosinistra, dopo una discussione durata tutto l’autunno ma racchiusa nelle stanze di Palazzo, pare preferire la candidatura di Eugenio Giani (PD), attuale presidente del consiglio regionale, senza porsi il bisogno delle discontinuità necessarie affinché una storia democratica e progressista trovi nuova linfa di vita. Al di là di (non) possibili primarie e nomi, emerge il totale disinteresse per un cambio di agenda. Si dice si’ a Greta Thunberg, ma anche all’allungamento della pista dell’aeroporto di Firenze. Allo stesso tempo, la fiducia nell’impegno personale e politico di Tommaso Fattori come portavoce di un’idea positiva di impegno pubblico non trova una rispondenza in una messa a disposizione verso un progetto capace di coniugare civismo, rappresentanza di pezzi ampi di società, possibilità di governo, valori della sinistra politica. La chiusura nei ventagli dei rispettivi solipsismi pare annunciare una tempesta sciagurata che, come elettrici ed elettori democratici, credo che abbiamo il dovere, in ogni caso e con ogni strumento, di contrastare. Da persone attivatesi per svolgere attività di militanza politica e, talvolta, amministrativa, credo che serva qualcosa di più per chiarire il quid di un progetto, le sue forme organizzate, il suo senso generale. Qualcosa di più persino del sacrosanto richiamo alla cura di un argine antifascista contro la peggior destra degli ultimi decenni, richiamato dalla riunione regionale dei coordinamenti ANPI toscani. Qualcosa di più di una unione sacra di intenti, realizzabile ma senza futuro concreto, né per il governo materiale del territorio né per la rappresentanza degli interessi e dei bisogni sociali della nostra gente.

Rinvio dopo rinvio, quel congresso che Sinistra Italiana avrebbe dovuto svolgere come elemento chiarificatore della propria esistenza politica a seguito delle elezioni politiche del 4 marzo 2018 si svolgerà, pare, a partire da gennaio 2020. Oltre ad una condizione di gestione con una reggenza pro tempore affidata a Claudio Grassi all’inizio dell’estate 2019, esiste da tempo uno svuotamento progressivo dei nostri numeri, delle nostre energie. Mi son permesso di porre da diverso tempo, nei luoghi formali e nel discorsi informali, il tema del senso di una comunità politica come la nostra: militante e iscritto di partito da prima della maggiore età, trovo tuttavia sempre meno comprensibile la reiterazione inerziale degli schemi ormai noti. Nella reiterazione, infatti, si perdono persone, energie, menti per ragionare assieme nelle assemblee e braccia per volantinare. Di quale schema inerziale parlo? Fare partiti di sinistra e spaccarne altri, per unire senza unire, per costruire (rigorosamente di corsa e chiaramente con percorsi la cui legittimazione democratica e il cui tasso di innovazione tende sempre al grado minimo, complice la fretta) liste che indicano uno step successivo – un altro partito? – mai effettivamente raggiunto, moltiplicando – anno dopo anno – le frustrazioni delle attiviste e degli attivisti, riducendo un serbatoio di consenso a dimensioni inferiori persino all’auto-rappresentazione, come hanno dimostrato le elezioni europee. Eleggendo, volta per volta, rappresentanze sempre più risicate e che, perfino in casi di fortuiti contesti come la costruzione di una compagine di governo come Liberi e Uguali, non è mai chiaro a chi facciano riferimento e con quale agenda. Uno schema inerziale cui io stesso mi sento di aver contribuito e che non sono più, in alcun modo, interessato a replicare.

Nello stesso tempo, quasi stupiscono le positive affermazioni territoriali che dimostrano l’esistenza di bei gruppi organizzati (il civismo di CambiaMenti a San Miniato o di Progetto Pontedera), piccole liste in cui le relazioni si rinsaldano (la sinistra di Pomarance), solide esperienze di governo del territorio in cui riversare saperi antichi (Calci, con Massimiliano Ghimenti e il cantiere della sinistra unita, o Vecchiano, con Massimiliano Angori e il vicesindaco Lorenzo Del Zoppo) ed energie nuove, come dimostra il (bellissimo) caso paradigmatico e positivo del compagno Francesco Corucci nella giunta comunale progressista di San Giuliano Terme (PI), comune indicazione di una lista in cui si sono riversati Rifondazione ed ex SEL. 

Una “nuova speranza” – in questi tempi di conclusione della saga di Star Wars, citazione obbligata – emerge a Cascina, dove il paziente lavoro di tessitura di compagni di viaggio come Luca Odetti e pezzi politici di diversa provenienza hanno dato origine al comitato cittadino “Cascina Oltre”, che si propone la costruzione di una lista per le elezioni comunali 2020, in cui sfidare la destra che ha posto la prima base in quella città della nostra provincia tramite il nazional-leghismo di Susanna Ceccardi ed Edoardo Ziello. 

Nella città capoluogo, dove la rottura tra forze della sinistra non ha consentito nelle elezioni comunali del 2018 di dispiegare un potenziale progetto di governo, il ripensamento dei rapporti e della presenza pubblica in città esiste come tema urgente e reale da fin troppo tempo. Appare sempre più evidente lo scollamento della giunta leghista di Michele Conti perfino da quelle periferie che, assieme ai consensi di aree storicamente segnate dall’elettorato moderato o conservatore (Marina), avevano permesso la vittoria nel giugno di un anno e mezzo fa. In tale scollamento deve insinuarsi un poderoso grimaldello collettivo che faccia saltare il banco, ricostruisca una coalizione ampia di energie sociali a sostegno di un progetto di governo alternativo. Sappiamo tutte e tutti – e so in prima persona, da ex co-capolista – che nella nostra bella e straordinaria città esiste il problema delle rendite di posizione politica, dell’immobilismo come arma tattica, dell’auto-rappresentazione estremizzata ed estremista di individualità che conducono quasi puntualmente allo stallo i rapporti nella sinistra e nel centrosinistra. Ammetto con umiltà doverosa di non esser stato capace di portare una comunità ad insinuarsi con energia nelle faglie precedenti le elezioni comunali, condivido il problema, provo ad individuare delle questioni,  e spero operosamente che a tale situazione si ponga rimedio presto e bene, anche con la rottura di posizioni consolidatesi da tempo.

Care e cari, non sono nella condizione umana e politica di guidare, sia pur simbolicamente o pro forma, una comunità politica. Resto a disposizione come membro dell’Assemblea Nazionale di Sinistra Italiana fino al suo rinnovo secondo il calendario congressuale, in quanto le cariche di segretario e membro dell’Assemblea sono regolate da diverse elezioni e, nel secondo caso, non è possibile una formula di subentro. Esprimo succintamente le questioni dal punto di vista umano: ridotta all’osso o numerosa che sia, una comunità politica non riesco a gestirla in una fase di passaggio della mia vita personale in cui ho necessaria disponibilità di concentrarmi su un futuro non ancora scritto e sul lavoro, sia in accademia che in altri contesti, tra i quali esiste la possibilità di una mia trasferta, non lunghissima ma impegnativa, in città altre. 

Per quanto concerne le questioni politiche, ho provato ad esprimere alcune valutazioni di fase.

In generale, trovo comunque problematico l’ennesimo sostanziale rinvio di un momento utile, quello congressuale, almeno affinché una piccola comunità politica come la nostra possa farsi un’idea del proprio futuro. Si è materialmente dilapidata quella discussione che andava fatta con serenità ma chiarezza già dopo le elezioni politiche del 2018. C’erano i tempi, non c’era interesse – e non sono stato sufficientemente forte io nel porre il tema. Trovo problematico, in generale, dopo oltre 12 anni di tentativi a partire dal 2007, immaginare ancora una volta il “rilancio della sinistra unita e plurale”: da attivista che rivendica con orgoglio la stagione di governo dell’alternativa con Nichi Vendola, trovo che quella spinta propulsiva, legata inevitabilmente ad un carisma personale non del tutto replicabile, potesse tradursi in una spinta di taglio diverso, collettivo e radicalmente diverso dalla stagione di governo, solo sino alla fine della scorsa legislatura.  Le elezioni del marzo 2018 hanno sancito la conclusione di quel ciclo e, a mio avviso, al netto di positive esperienze cittadine e/o regionali che possono esprimere una propria raison d’être, quello spazio politico non esista più. A meno che, e la Storia è sempre lì a dirci che nulla è del tutto prevedibile, non emerga un nuovo ed ulteriore sconvolgimento sociale ed un diverso desiderio di rappresentazione nella dimensione del politico: sono stati gli sconvolgimenti sociali ed economici dell’Europa della crisi a dare forza elettorale a Syriza, Bloco de la Esquerra, Podemos, France Insoumise. Storie di sinistra popolare e democratica, ecologista e socialista, che pur non vincenti – a parte in Portogallo e Spagna, grazie all’alleanza post-elettorale con i partiti socialisti e socialdemocratici – ancora oggi rappresentano più strati sociali, esperienze di governo, strutture di intervento culturale nei rispettivi contesti nazionali. 

Storie simili ci sono nel contesto anglosassone e statunitense: la durissima sconfitta del Labour nelle elezioni di dicembre e la fine della leadership di Jeremy Corbyn lasciano oltre 10 milioni di voti ad un programma politico radicale, che dovrà tuttavia fare i conti con una Brexit compiuta con toni ultra-conservatori, demagogici, razzistoidi e turbo-liberisti. Rimane l’opzione potenziale di Bernie Sanders e del liberalismo progressista di Elizabeth Warren nelle primarie democratiche negli Stati Uniti: appuntamento da seguire con attenzione nei primi mesi del 2020, nella condizione sempre più multipolare dello scenario geopolitico globale.

Cosa implica ciò e perché infilarsi in una riflessione così vasta quando, pur non piacendomi le cose da eroe, “i piccoli problemi di persone come noi non contano in questa immensa tragedia”? Comprendo come possa sembrare più un egocentrico giro di parole fine a se stesso. Tuttavia, credo che sarebbe solipsistico e autolesionista dimenticare il quadro generale, perfino nella situazione più tragica per una comunità politica. Mai scordare che ciascuno di noi vale non solo come portatore di una personalità, ma come corpo e aggregato di desideri e bisogni inserito in scelte possibili e reti relazionali, ove la cura della verità dei discorsi, dell’etica anche nel contesto ideologico e della pulizia intellettuale è il minimo, per fondare una comunità politica. Inoltre, perché l’impegno da me assunto nel congresso provinciale di Pisa del 7 aprile 2017 – per la cui unanime fiducia non sarò mai capace di esprimere corrispettiva gratitudine – non era né è la messa a disposizione di una macchina o di un corpo, ma di un servizio al collettivo per esperire un tentativo: la verifica nella realtà delle condizioni concrete per l’alternativa. 

Con questa mia lettera esprimo la riflessione onesta e pienamente sincera della conclusione fattiva di quella possibilità e del bisogno di cercare, in spirito di verità, vie nuove.

Rimetto quindi all’assemblea delle iscritte e degli iscritti – passati e presenti – il mandato di segretario provinciale di Sinistra Italiana. Rimango a disposizione per un ordinato passaggio di funzioni nelle forme che riterremo più opportune, in tempi compatibili e rapidi.

Ringrazio tutte e tutti coloro che, in ogni momento della vita collettiva della nostra comunità, mi hanno accompagnato con suggerimenti, critiche, impegno pratico e supporto finanziario: sono profondamente debitore di anni di maturazione personale che non potrò replicare, a partire dal nostro tesoriere provinciale, Carmelo (Carlo) Scaramuzzino, da referenti di nodi territoriali come Mauro Stampacchia, Danilo Gucci, Franco Cavallini, da ex capigruppo consiliari come Simonetta Ghezzani, Fabio Antichi, da ex consiglieri come Simonetta Mannucci e Diego Gucci.

Ringrazio coloro che, nelle istituzioni rappresentative del territorio della provincia di Pisa, si sono messi a disposizione della nostra comunità nel remoto o recente passato: che si trattasse di Santa Maria a Monte o Peccioli, Pisa o Lajatico, ogni competenza è stata indispensabile per sancire pezzi di percorso collettivo. Spiace, piuttosto, non averli potuto confermare, rivitalizzare nel rapporto con un partito vero e proprio, capace di portare un solido punto di vista.

Ringrazio le donne e gli uomini della sinistra diffusa con cui abbiamo seriamente e vivacemente collaborato in Toscana, nell’area della costa (penso a Livorno e Grosseto) e nella relazione con l’area interna e fiorentina in particolare. Le donne e gli uomini (due nomi su tutti: Alessia Petraglia e Nicola Fratoianni) che ci hanno rappresentato nelle istituzioni politiche regionali e nelle aule parlamentari, portando interventi e mozioni relative ad urgenze e questioni del nostro territorio, portando all’attenzione dei media, con serietà di studio e di relazione con noi, argomenti di concreto interesse pubblico.

Ringrazio i gruppi locali esistenti e quelli di cui non disponiamo più, coloro che proseguono attività importanti di vertenze, come nel caso della geotermia nell’alta val di Cecina, o attività amministrative, come a San Giuliano Terme: circostanze in cui “stare al passo” di compagne e compagni significa avere l’umiltà di studiare, disporsi all’ascolto e alla comprensione prima di aprire la bocca, intervenire di persona in contesti e situazioni dissimili da quelle cui ti abitua la città capoluogo, con tutte le sue pur affascinanti complessità. Proseguo in tale impegno, in forma evidentemente diversa rispetto ad un incarico di rappresentanza ma con l’interesse concreto e costante nel rilanciare e far vivere i contenuti di senso delle nostre battaglie. 

La sinistra non esiste in natura, a mio umile avviso: è una relazione.

O la costruisci e la curi, o non c’è. 

Cari saluti e felici feste.

Ettore BUCCI

«Prendere sul serio la politica nei suoi diversi livelli – locale, regionale, nazionale e mondiale – significa affermare il dovere dell’uomo, di ogni uomo, di riconoscere la realtà concreta e il valore della libertà di scelta che gli è offerta per cercare di realizzare insieme il bene della città, della nazione, dell’umanità».

San Paolo VI, Giovanni Battista Montini

«Sono stato tra questi. Dalla parte di chi ha sfidato l’ordine del mondo. Sconfitta dopo sconfitta abbiamo saggiato la forza del piano. Abbiamo perso tutto ogni volta, per ostacolarne il cammino. A mani nude, senza altra scelta. Passo in rassegna i volti a uno a uno, la piazza universale delle donne e degli uomini che porto con me verso un altro mondo. Un singulto squassa il petto, sputo fuori il groviglio. Fratelli miei, non ci hanno vinti. Siamo ancora liberi di solcare il mare».

Wu Ming, Luther Blisset