Giornata della Memoria a Cascina: qualche appunto (non richiesto) per il futuro.

Nel giorno della memoria si è consumata una pessima pagina a Cascina, seconda città della nostra provincia di Pisa: come riportato da Cascina Notizie – Quotidiano OnLine (👉 https://www.cascinanotizie.it/cascina-divieto-di-parola-all%E2%80%99anpi) ad ANPI Cascina e al suo presidente Franco Tagliaboschi il Consiglio Comunale vieta di prender parola nell’ambito della seduta aperta. Sedute che le nostre istituzioni rappresentative svolgono non perché ci sia qualche parola retorica in più, ma per dare un senso collettivo e politico-istituzionale alle commemorazioni che la legge dello Stato riconosce come fondative per i valori condivisi della Repubblica.

Prender parola nel giorno della Memoria significa proprio questo: esprimere le ragioni per cui, pur da posizioni politiche differenti, la liberazione dei campi di concentramento nazisti, la fine dei regimi fascisti, la conclusione della Shoah, del Porrajmos (lo sterminio di Rom e Sinti), degli omosessuali, dei dissidenti politici e dei disabili rappresentano fatti storici in cui si è espresso il peggio del genere umano e della storia europea e che, per questo, noi non possiamo dimenticare e ci impegniamo ogni giorno per una idea diversa e democratica di convivenza civile.
Le ragioni poste dalla presidente del consiglio comunale di Cascina (“l’ANPI non puo’ parlare perché ha già usato strutture comunali per proprie iniziative”, in soldoni, e perché esprime una “memoria divisiva”) e ribadite nel duro confronto svoltosi ieri manifestano tutte le ragioni per cui è indispensabile, con intelligenza e con tempi rapidi, offrire alla seconda città della provincia un’alternativa politica convincente, progressista, inclusiva.

In primo luogo, perché l’associazionismo e gli spazi culturali non possono vedersi negato il diritto di parola con motivazioni simili alla ripicca infantile. Lo spazio della principale istituzione rappresentativa nell’ente municipale per le cittadine e i cittadini di Cascina non puo’ essere oggetto di una cernita senza senso delle associazioni che, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, portano avanti la memoria democratica della lotta partigiana e antifascista nel nostro territorio.

In secondo luogo, perché la memoria non è stata, non è, non sarà mai condivisa rispetto all’antifascismo – ed è giusto che non lo sia. L’Italia non ha mai affrontato una vera Norimberga per i leader fascisti, cosi’ come non ha mai completamente preso in carico le conseguenze del colonialismo e del razzismo: una piccola-grande conseguenza è stata la fin troppo ampia diffusione dell’idea (falsa) degli “Italiani brava gente” – su cui basti leggere il bel libro di Filippo Focardi, “Il cattivo tedesco e il bravo italiano: la rimozione delle colpe della seconda guerra mondiale” (Laterza 2014).

Ecco perché trovo essenziale che, come ribadito in una odierna intervista su Repubblica dal prof. Andrea Giardina, docente della Scuola Normale, ci sia un impegno istituzionale per un ripensamento profondo dell’importanza della storia nelle scuole. Ecco perché trovo importante che il presidente Sergio Mattarella, proprio ieri, abbia usato parole forti, da scolpire su pietra:

“Tra il carnefice e la vittima non può esserci mai una memoria condivisa. Il perdono esiste: concerne la singola persona offesa. Ma non può essere inteso come un colpo di spugna sul passato. La memoria delle vittime innocenti di quelle atrocità è patrimonio dell’intera nazione, che va onorato, preservato e trasmesso alle nuove generazioni perché non avvengano mai più quegli orrori”.

Ecco perché è centrale l’invito a battere l’indifferenza fatto da Papa Francesco.
Ed ecco perché confido che, sul piano politico, le forze progressiste, ecologiste e di sinistra non s’impegnino solo nel pur giusto sostegno verbale alla memoria antifascista e democratica, ma pongano in essere le condizioni materiali perché ci sia un’alternativa credibile e a tutto campo, a partire dalla discontinuità nell’agenda dei diritti e delle dignità sociali. Una discontinuità che in molti Comuni della nostra provincia è praticata ma che ha bisogno di attori consapevoli, di coraggio politico, di tempi di sedimentazione credibili affinché abbia radici nella società. Non è un mistero il mio sostegno all’esperienza di CascinaOltre, cui prendono parte attiviste e attivisti della sinistra cascinese. Confido nel loro coraggio e nelle loro intelligenze affinché il progetto di una città diversa, sicura perché solidale, relazionata col capoluogo con la ripresa di una seria progettazione urbanistica eco-sostenibile ed inter-comunale, possa disvelarsi presto alla cittadinanza, percorrendo ogni frazione e quartiere con una proposta di governo aperta, radicale, pubblica. L’occasione esiste e non va sprecata. E spero che il dinamismo dimostrato dalle Sardine di Pisa, che qualche giorno fa si sono ritrovate al circolo di Putignano, possa esprimere una pressione pubblica verso la battaglia di Cascina e della Toscana, in modo chiaro sui temi e radicale nelle prospettive.