Il giorno del lutto, lo sguardo rivolto al domani.

Nel giorno del lutto per le vittime del crollo del viadotto a #Genova, rivolgiamo i nostri pensieri e le nostre preghiere ai defunti, perché abbiano pace.

Ai loro cari, il cordoglio, auspicando che non ci si dimentichi di loro e degli sfollati una volta che le telecamere saranno spente. Ai soccorritori, fra i quali unità specializzate dei Vigili del Fuoco giunti anche dalla Toscana, alla protezione civile e alle forze dell’ordine il ringraziamento per il lavoro ancora in essere. Difficile sperare che la vita possa tornare “normale” dopo una tragedia di tali dimensioni. Ed è per questo che, credo, sia necessario prender parola.

Farlo con il rispetto per chi è morto, per chi è arrabbiato per le perdita di un caro o di un familiare. Farlo con la consapevolezza che determinati elementi saranno precisati dagli inquirenti mentre le perizie le faranno i tecnici. Ma non può essere dei tecnici o dei magistrati l’onere di aprire un dibattito consapevole, maturo, pubblico. Un dibattito in cui è bene che le persone e le organizzazioni prendano parola, intervengano, anche oltre l’impatto emotivo del momento.

La vicenda così tragica chiama in causa almeno due elementi.

1. La fragilità inaudita delle infrastrutture che dovrebbero sostenere in tutto il Paese il diritto alla mobilità in sicurezza, specie in luoghi delicato della Penisola.

2. Il modello di gestione di tali servizi che dovrebbero assicurare diritti pieni e concreti.

La fragilità è stata troppo spesso affrontata in modo emergenziale. Tragedia sulle autostrade?Perché non c’è la TAV! Tragedia sulle ferrovie del nord barese? Roba da meridionali incapaci. Viadotti che cascano? Succede al Sud, e poi finché non ci scappa il morto chissene.
La messa in sicurezza delle infrastrutture della visibilità locale e nazionale è parte di quel grande progetto di riqualificazione del territorio attraverso piccole opere che è stato sistematicamente preso in giro da governi di ogni colore politico in questi anni. Questo progetto dovrebbe vedere un finanziamento di lungo periodo e sarebbe l’autentica modo per mettere “in sicurezza” il nostro Paese.
Anche in #Toscana, in questi giorni, la stampa ci mette giustamente in guardia dai rischi di infrastrutture datate o soggette a limitata se non proprio assente manutenzione. È decisivo, su questo, ristabilire pienamente il potere di controllo delle Province, opportune titolari della competenza sulla viabilità, a pochi mesi dal rinnovo di Presidenze e Consigli in quella forma sbagliata sancita dalla legge Delrio. La narrazione falsata dei “costi della politica” ha limitato i poteri di intervento di questi Enti, attraverso un grave definanziamento. È urgente che il governo prenda in carico tale questione, a partire dalla prossima Legge di Stabilità e restituendo ai cittadini il potere di elezione degli organismi di questo Ente.

Modello di gestione dei servizi. Spero che finisca il tempo delle sparate e ci sia da parte delle forze politiche parlamentari una serie di atti concreti. Bene l’avvio della procedura di revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia, giusto infliggere al concessionario inadempiente la più dura sanzione. È necessario che a questo si accompagni una presa di responsabilità da parte del Ministero competente, attraverso l’assunzione di apposito personale del Servizio di Vigilanza, attualmente con organico estremamente limitato. Inoltre, anche da autorevoli voci di governo e dal Movimento 5 Stelle sono emerse indicazioni circa una nuova gestione della viabilità autostradale attraverso la presa in carico diretta da parte dello Stato: sarebbe un cambiamento da sostenere e su cui chiedere atti concreti al governo. Sostengo la presa in carico da parte pubblica poiché condivido la riflessione che Nadia Urbinati ha lanciato su Repubblica : “lo Stato ritrovi il suo ruolo”. E il ruolo del Pubblico è alla diretta guida degli asset strategici del Paese, produttivi a beneficio di tutti e da gestire in modo democratico e trasparente. L’ubriacatura delle privatizzazioni è una stagione dolorosa da chiudere: è diventata un pensiero unico trasversale a centrodestra e centrosinistra, ha aperto la strada alla consegna di consistenti segmenti produttivi e infrastrutture pubbliche del Paese alla mera logica del profitto, pagata dalle tasche dei cittadini.

Confido che ci sia differenza tra i ciarlatani e una classe dirigente che, pur di colori diversi dai miei, sa assumersi vera responsabilità. Per me, responsabilità significa RIPUBBLICIZZARE limitati circuiti produttivi e monopoli naturali. Ho fatto parte delle migliaia di studentesse e studenti scesi in piazza fra 2008 e 2011 di un movimento che domandava istruzione pubblica e beni comuni. Una stagione conclusa dal referendum vittorioso del giugno 2011 ma anche dalla vittoria dei tecnici dell’austerità, delle larghe intese. Una nuova strategia fatta di centralità del Pubblico e dello Stato sarebbe una risposta importante e seria, che confido i 5 Stelle non abbandonino ad un compromesso al massimo ribasso con la destra.
Che la sinistra sociale e politica, magari, batta un colpo, non si faccia intimidire dai fantasmi, prenda seriamente parola.