La sicurezza? Una società con meno armi.

È di pochissimi giorni fa l’annuncio di una proposta di legge regionale depositata dal capogruppo di Sì Toscana a Sinistra, Tommaso Fattori. La sostengo e confido che emergano a livello pubblico, dai versanti sia politici che istituzionali e sociali, il supporto aperto ad una linea controcorrente. 

Controcorrente, sì: verso chi?
Verso coloro che oggi sostengono – talvolta da posizioni di governo, a livello nazionale e territoriale – che il possesso di un’arma costituisca un criterio di sicurezza. Coloro che affermano riflessioni del genere sono bugiardi e ne sono probabilmente consapevoli. Il possesso delle armi è pericoloso, anche quando si tratta delle armi di ordinanza di operatori di polizia municipale e provinciale. Il sostegno alla proposta di Tommaso Fattori da parte di realtà sociali, Medicina Democratica ed esponenti di tali forze di polizia amministrativa è davvero rilevante: il deposito in locali appositi delle caserme, al termine del servizio, delle armi in dotazione al personale di polizia urbana e provinciale, è proposta seria e fa il paio con la proposta di aumentare le forme di tutela psicologica per questi lavoratori, troppo spesso soggetti a stress, alla radice di casi di autolesionismo, violenza, suicidio. Tutelare dunque la dignità del lavoro, proteggere le vite, evitare la circolazione di armi nella nostra società: ecco il senso della proposta Fattori, che spero sia colto e sostenuto ben al di là delle sinistre politiche toscane.

Nel tempo in cui ci sono imbecilli capace di pensare che la sicurezza corrisponde ad un nugolo di ordinanze che vietano “abiti succinti” (Novara) o di sedersi sul sagrato di una Chiesa (Pisa), ha senso andare radicalmente controcorrente.