Noi, quelli/e che restano – della Puglia migliore.

Siamo quelli che restano
In piedi e barcollano su tacchi che ballano
E gli occhiali li perdono e sulle autostrade
Così belle le vite che sfrecciano
E vai e vai che presto i giorni si allungano
E avremo sogni come fari
Avremo gli occhi vigili e attenti e selvatici e selvatici, selvatici
Siamo quelli che guardano una precisa stella in mezzo a milioni
Quelli che di notte luci spente e finestre chiuse
Non se ne vanno da sotto i portoni
Quelli che anche voi chissà quante volte
Ci avete preso per dei coglioni
Ma quando siete stanchi e senza neanche una voglia
Siamo noi quei pazzi che venite a cercare.

La CGIL di Puglia ha organizzato, proprio in questi giorni, una convention dal sapore politico, esplicitamente indirizzata alle elezioni regionali: gli Stati Generali, radunati a Bari, hanno come finalità esplicita quella di proporre un quadro di idee e proposte per coloro che, nella legislatura 2020-2025, governeranno la Regione. A quegli stati generali era presente l’ex presidente della regione, Nichi Vendola.

Sono ormai residente e votante in Toscana dal 2016, domiciliato a Pisa per ragioni di studio sin dal settembre 2007: tredici anni tra poco. Sono uno dei tanti e delle tanti che è cresciuto umanamente, moralmente e politicamente in questa terra e ne avrà nel sangue e nella carne ogni segno. Alcuni dei tratti che da più piccolo odiavo di più delle mie origini – l’ineffabile staticità di alcune aree interne o il senso di abbandono all’ineluttabile – sono stati mescolati con eventi, situazioni politiche, attivazioni sociali. Una delle scoperte più belle e meno scontate della mia giovinezza pugliese, da chiuso e paffuto brontolone con gli occhiali tondi, è stata la possibilità che le cose cambiassero.

Questo senso ha avuto, per me, la duplice vittoria di Nichi Vendola: prima nelle primarie del 2004, contro Francesco Boccia, poi nella sfida finale con il presidente Raffaele Fitto – rampollo della bellissima Maglie che aveva dato i natali ad Aldo Moro – vinta di misura e in modo clamoroso. L’inizio di un decennio incredibile di buona politica, tra innovazioni e alcune, purtroppo gravi, sbavature. C’è una Puglia migliore e noi la faremo vincere: ancora oggi, ad alcune e alcuni pugliesi, nella nostra terra o fuori, corre un brivido lungo la schiena. Nella consapevolezza di successioni insufficienti – come ha poi dimostrato il quinquennio di Michele Emiliano – e classi dirigenti che, nelle forze politiche democratiche e della sinistra, sono state incapaci di tradurre in forma politica strutturata e ramificata una speranza. Le bellissime innovazioni istituzionali e legislative di quei dieci anni sono ben raccontate in questo sito, che ripercorre alcune delle sfide (vinte! e non da Vendola, ma da tutta la Puglia) in quegli anni.

Di certo, è impolitica la sovrapposizione tra esperienza individuale e vicenda collettiva, storia politica. Sarebbe tuttavia insincero non agganciarle: vale per me come per qualsiasi persona che ha coltivato e coltiva certi valori e certe pratiche. La cosa più importante trovo sia distinguere tra la nostalgia dell’età dell’oro chiusa in se stessa ed applicata in senso perfino repressivo verso esperienze ed energie nuove (la sfumatura negativa) e la consapevolezza di una stagione complessa, ricca di spunti e possibilità di crescita personale e collettiva, agganciata ad una fase storica e quindi con un suo inizio, le sue contraddizioni e la sua fine (la sfumatura positiva).

Ecco perché sarebbe del tutto fuori luogo invitare, più o meno direttamente, a usare le elezioni regionali pugliesi del 20-21 settembre 2020 per dire “per favore, confermiamo 15 anni di Puglia migliore”: perché quella stagione è chiusa, complice l’emersione e il mancato scioglimento, alla fine del secondo mandato presidenziale di Vendola, di alcune contraddizioni, oltre che per la conclusione di un ciclo politico nazionale che aveva aperto un canale importante di attenzione verso una Regione cresciuta sul piano sociale, economico e culturale. Una Puglia che ha affrontato la dura crisi 2007-2013 con la buona politica, la sostenibilità, l’impegno nel sociale e nel culturale: la Puglia migliore è stata questo, e nessuna/o di noi potrà dimenticarlo né alcuna/o potrà toglierci tale biografia collettiva – anche di fronte ai nostri avversari politici e culturali.

Allo stesso tempo, bisogna essere consapevoli dei limiti delle coalizioni che rappresentano il popolo pugliese che ha sostenuto quel decennio, oggi spaccato tra il presidente uscente Michele Emiliano (centrosinistra) e Antonella Laricchia (Movimento 5 Stelle) – quel tizio che si candida in forma puramente parassitaria per la banda dei turboliberisti delegati da rognosi che hanno interesse solo a creare contraddizioni alla coalizione progressista al governo del Paese e di cui pure fanno parte, per me, non esiste fuori da Ceglie Messapica, città natale della madrina del suddetto tizio, ossia la ministra Teresa Bellanova. Tale consapevolezza si unisce in modo indissolubile ad un’altra: la vittoria di Rafeluccio Fitto, transitato nel giro di pochi anni da un Ministero delle autonomie regionali gestito coi piedi al Parlamento europeo, prima coi voti di Berlusconi e poi coi voti di Giorgia Meloni, ultimo esponente di un partito vero e serio (la Democrazia Cristiana) passato per convenienza puramente personale al sovranismo conservatore, sarebbe il segno della frase “tanto qui non cambia niente, facciamo schifo ed eleggiamo il più alto esponente dello schifo”. Rafeluccio Fitto sottoscrisse, da presidente della Regione, quel taglio degli ospedali e del servizio sanitario che Vendola ha faticosamente sanato in un decennio. Rafeluccio Fitto e l’allora assessore Rocco Palese nel 2002 firmarono a nome della Regione, ossia delle/dei pugliesi, una truffa bancaria da 870 milioni di euro perché non sapevano come coprire i debiti della regione; lo fecero perché i due archi di scienza “non sapevano leggere l’inglese”. Qui il racconto della vicenda da parte di Repubblica. Rafeluccio Fitto aveva la piccola abitudine di trapiantare discariche un po’ a zonzo per il territorio, senza alcuna relazione col territorio e con la popolazione.

Quindi si’, quasi certamente la Puglia migliore vendoliana non sarà il mito definitivo e sarebbe sbagliato imporla come modello oggi, quando il modello di cui abbiamo bisogno è altro (probabilmente, tutto da definire) ed è poco rappresentanto sia da Michele Emiliano che da Antonella Laricchia. Ma sarebbe squallida e putrida la vittoria della destra e di Raffaele Fitto, con tutta la sua corte di trasformisti e venduti dell’ultima ora, la vittoria di qualle destra che ha fatto allegramente orecchie da mercante – con l’aiuto di qualche bestia rinnegata della maggioranza di centrosinistra, va detto – alla legge elettorale di civiltà che apriva alla seconda preferenza di genere e chiedeva un riequilibrio delle liste in favore della presenza delle donne. Una vittoria legittima sul piano politico, elettorale e democratico: ci mancherebbe. Ma ugualmente squallida e putrida, perché sarebbe la vittoria del passato che ti dice limpidamente di essere ancora in campo, uguale a sé stesso, con la sola intenzione di distruggere qualsiasi cosa di positivo sia stato fatto in questi anni. E non sto neanche a parlare di coloro che, legittimamente ma con una discreta faccia tosta, oggi sostiene o si candida nelle liste del fu partito secessionista e anti-meridionale per eccellenza, in città e anche nel mio paese natale. Buona fortuna a loro, ma francamente arriverà il giorno in cui dovrete fare i conti con la faccia che vedete nello specchio e col futuro delle vostre figlie e dei vostri figli del Sud.

E quindi , gli stati generali della CGIL di Puglia, con la presenza odierna di Nichi Vendola. Ecco alcuni stralci delle sue dichiarazioni, riportate dall’edizione barese di Repubblica. Le dedico a tutte e tutti coloro che hanno dimenticato cosa ci siamo lasciati alle spalle 15 anni fa e acclama nella destra peggiore dei nostri decenni la novità politica cui affidarsi.

Fitto c’era, una ramificata rete di clientele c’era ma nessuna idea di futuro. Non c’era quella cosa che è diventata attrattiva in tutto il mondo, quella Puglia l’ha inventata il centrosinistra. [..] Anche chi ha governato in Puglia ha fatto degli errori. Ho fatto degli errori anche io. Ma vorrei ricordare che la Puglia della destra, la Puglia di Fitto, semplicemente non c’era sulle carte geografiche del mondo. Era inesistente. Quando sono stato intervistato a Washington dal più importante giornale online del mondo, la direttrice dell’Huffington Post americana mi ha chiesto esattamente che cos’era la Puglia e ho dovuto fare un disegno della Puglia. Negli ultimi anni l’Huffington Post ha definito la Puglia uno dei dieci posti più desiderabili del mondo. Un bel cambiamento. Non si può dire “grazie Fitto”. Fitto non si occupava di nulla che avesse un rilievo per gli interessi dei pugliesi. [..] La destra in Puglia è un regalo al Nord secessionista, a Salvini. Fitto è volato dalle maglie di Moro alle maglie degli amici di Marine Le Pen, fa paura. Fitto è stato in nemico della Puglia [..] Serve un pensiero alto rispetto a quello che la crisi economica e la crisi sanitaria ci hanno mandato a dire sulla necessità di ripensare le forme di convivenza, di mettere al centro la lotta contro le diseguaglianze, di fare della riconversione ecologica dell’economica uno dei punti di redenzione. Una pandemia globale ha svelato quante grottesche siano le filosofie sovraniste, avremmo bisogno di una politica che ci fa marciare verso futuro che è quello della convivenza pacifica e dei diritti delle persone“.

Insomma, care e cari. Buon voto, in Puglia e altrove. Nella consapevolezza che i gatti non sono tutti bigi, che le sfumature esistono e che il passato – sia quello buono e che piace, sia quello cattivo e che non piace – non torna. Nel secondo caso (il passatto cattivo), è meglio proprio non farlo tornare.

Il “discorso della luce” di Nichi Vendola in chiusura di Eyjafjallajökull, luglio 2010.