Una lettura ‘sans souci’. Il primo Castoriadis: «Socialismo o barbarie», ma non utopia.

Da qualche tempo provo a contribuire alla bella esperienza editoriale della rivista digitale Suite Française. Per la rubrica “sans souci”, memore della collaborazione sempre stimolante con la prof.ssa Cristina Cassina nell’ambito del suo corso di storia del pensiero politico per la magistrale in Storia e Civiltà dell’Università di Pisa, ho scritto un piccolo contributo dedicato alla lettura di alcuni estratti da articoli che Cornelius Castoriadis scrisse per la rivista Socialisme ou Barbarie a proposito del concetto di utopia. Se vi va, buona lettura.

Copertina e pagina finale di un numero della rivista Socialisme ou Barbarie.

Tra le tante domande che nascono dal libro di Serge Latouche, Cornélius Castoriadis et l’autonomie radicale, pubblicato in una nuova edizione da Le passager Clandestin nel 2020 dopo una prima uscita nel 2014, un rilievo interessante assume il confronto col concetto di ‘utopia’ nel primissimo momento di formazione del pensiero dell’autore di origine greca. Momento decisivo e che, tra l’altro, è densamente descritto nella biografia Castoriadis. Une vie di François Dosse (La Découverte, 2014). Cornelius Castoriadis (1922-1997), fecondo saggista, esule in Francia dalla natia Grecia, attivista della mouvance trockijsta, polemista mai domo, alter ego di Claude Lefort, è autentico magma incandescente di spunti. Per questo è indispensabile circoscrivere l’intervento limitandosi a una riflessione sulla fase in cui l’autore è protagonista dell’esperienza di «Socialisme ou barbarie» (1947-1965).

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