Una mattinata particolare.

Una mattinata particolare. Con la sveglia alle 2, per prendere un bus alle 3:45 e scendere da Pisa, in direzione di Roma.

Non lo facevo da un pezzo.

Al timone della gerarchia del bus Pisa4 – pare fossero 7 i bus organizzati dalla sola CGIL per tutta la provincia di Pisa – la mitica Tania Banvenuti, della segreteria confederale provinciale uscente, tonica come le donne e gli uomini di FP ed FLC che salgono sul mezzo con noi.

Già alle 8:20 siamo nella Capitale, inseguiti dalle pettorine blu della UIL e guardati con stranezza dai berretti verdi della CISL. Poi la metro, quindi la piazza.

Eccoci. Storie e organizzazioni certamente diverse, capaci di condividere la pratica di piazza ed una piattaforma messa a disposizione del dibattito pubblico. Una presenza di piazza che avevo mai vissuto, quella unitaria dei tre confederali, che spesso ho guardato con diffidenza. Tuttavia, la piattaforma è davvero seria e concreta: non è una piazza che si lamenta per il reddito o il cedimento all’ambientalismo – anche se qualche frangia, tipo quella Confindustria Romagna infiltratasi per tifare per le trivelle; ci ha provato – perché la “linea” è stata data sostanzialmente dal discorso conclusivo di Maurizio Landini, appena eletto segretario nazionale della CGIL.

Bisognerà allargare questa partecipazione a chi oggi non poteva o non voleva esserci, ai soggetti precari e ai movimenti: non sarà facile, per nulla.
Ma è grazie ad interventi come quelli di Maurizio Landini che puoi renderti conto che un’agenda dell’alternativa esiste e guarda in faccia con fermezza le bugie, le ipocrisie di alcuni volti politici pur presenti al corteo, le balle diffuse come false notizie, le distorsioni.

In questa agenda ci sono investimenti pubblici, consapevolezza di una necessaria trasformazione ecologica della produzione e del ruolo del digitale, il bisogno di presidi di resistenza democratica, il senso di combattere sia le solitudini individuali che le concorrenze artificiose con lavoratori e lavoratrici di altri Paesi o immigrati.

Sicuramente ci sarà e c’è già adesso qualche arco di scienza che sta rispondendo “dove eravate con gli altri governi”, e magari in altre occasioni si sbraccia dicendo “eh, mica siamo come in [nome di Paese a caso] dove la gente scende in piazza” o che smanaccia per dire che quella piazza non gli appartiene.

Per carità: è palese che alcuni dei volti presenti in una piazza con centinaia di migliaia di persone possono non piacerti e, anzi, disgustarti. Sarebbe totalmente impolitico e folle, pero’, omettere che questa piazza, in termini ampi e seri, pone questioni su cui finalmente possiamo ritrovarci in tanti.

Noi siamo e saremo qui. Consapevoli di tutte le contraddizioni ma con la voglia di batterci per una vera agenda di cambiamento. E ci giocheremo anche l’ultimo pezzo di cuore.

PS: Un abbraccio grande alle compagne e ai compagni di viaggio, a coloro che ci hanno scritto dal posto di lavoro e a quelli che ci hanno caricato tantissimo da Pisa.  Al lavoro e alla lotta.