Voglio fare la mia parte.

Pisa è diventata, anno dopo anno, relazione dopo relazione, la mia città.

Non ci sono nato. Non parlo in toscano, pena qualche giusto spregio dagli amici. Ma ho voglia di dare un contributo diverso, dopo tutti questi anni. Sono in debito verso la città e le tante comunità che mi hanno accolto e formato: le amicizie, il movimento degli universitari di Sinistra per…, la vita nello studentato, l’Università (anzi: la Biblioteca di Storia e Filosofia e Piazza Dante) e, da novembre 2015, la Normale.
Sono in debito verso tutti i luoghi che ho conosciuto nella città. Mi hanno reso consapevole di mondi e relazioni fuori dallo spazio accademico: pur straordinaria, l’esperienza in Università rischia di storpiare il tuo punto di vista. Rischia di farti dimenticare che le biblioteche sono quei beni di Provincia e Comune, dei quartieri e delle scuole; che le aule sono quelle delle superiori, a volte col soffitto che casca; che il welfare non è solo una borsa di studio, ma quello che manca in una periferia, per una persona anziana lasciata sola o per un giovane precario; che il lavoro non è solo quello che manca dopo la laurea, ma quello che nella vita di ogni giorno fa schifo o chiamano volontariato o “lavoro gratuito” per nascondere il ricatto. Pisa mi ha insegnato a vivere da giovane adulto, con i suoi bisogni, le sue ansie e le sue speranze. Mi ha insegnato a stare accanto non solo a chi è collega o amico, ma a chi è pisano da qualche decennio, a chi lo è da generazioni, a chi lo vorrebbe essere ma si trova davanti un muro di diffidenza o disuguaglianza. Pisa mi ha insegnato la bontà e la cura – difficile, quotidiana – delle relazioni.

Pisa mi è stata ed è accanto.
Adesso voglio fare la mia parte.

Entriamo nella navata del mondo.
Quasi undici anni di vita pisana. Gli stessi anni della crisi economica e all’allargamento delle disuguaglianze. I partiti storici della nostra Toscana si sono dimostrati incapaci di affrontare l’emergere di nuovi bisogni. Rabbia e sfiducia verso le istituzioni sono state alimentate dall’incapacità dei “saggi riformisti storici”; di tener conto di una società in evoluzione. Giovani, precari, persone messe ai margini, ridotte in solitudine. Tutto ciò si è espresso in grandi momenti: il 4 dicembre 2016, quando anche a Pisa trionfava il NO al referendum costituzionale. Oppure quando, anche a Pisa, il 4 marzo 2018 arrivava in testa ai suffragi la destra coalizzata, a trazione leghista, che elegge due parlamentari su tre nei collegi uninominali della provincia. Il partito di maggioranza relativa, alias Movimento, disegna intanto un contratto (“di diritto privato”, letteralmente) con cui smantella il cambiamento positivo che ha ispirato i suoi milioni di elettori.

Bisogna entrare nelle vene della storia, nella navata del mondo.
Bisogna indossare il grembiule del servizio verso la propria comunità. E allora…

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…perché lo fai? Perché non te ne vai?
Sono fra i 611 candidati in Consiglio comunale che il 10 giugno chiederà il sostegno delle sue concittadine e dei suoi concittadini. Lo farò da capolista di Sinistra Italiana, per il mio partito, per la candidata sindaca Simonetta Ghezzani.

Lo faccio perché credo che solidarietà non sia una bella parola, ma un progetto politico, un’idea di città.
Un progetto che la nostra lista mette a disposizione con generosità e spirito di servizio. Credo ad un approccio verso i problemi: un progetto di città può emergere dalla voglia di cambiamento radicale, di rottura, proveniente dalla nostra società. Provo quella stessa rabbia, quella stessa indignazione, quello stesso desiderio di mandare tutto a quel paese, anche davanti all’insufficienza di certa classe dirigente. Quando penso alla precarietà di oggi e al vuoto lavorativo di domani, quando voglio spaccare quell’immobilità che, anche a sinistra, ci rende incomprensibili ai tanti.

Associazioni, organizzazioni sociali, sindacati e personalità hanno chiesto negli ultimi mesi che le forze politiche si facessero carico di una proposta generale per la città. La nostra riflessione è stata condensata nel Manifesto per Pisa solidale: un modo per suggerire soluzioni, mantenendo un quadro generale. Vogliamo una città in cui le diseguaglianze si possano sconfiggere attraverso la ricucitura di relazioni, vogliamo l’inclusione di chi oggi è spinto ai margini, vogliamo una lotta senza quartiere ai chi cancella
diritti e dignità delle persone.

Sono in cammino, per Sinistra Italiana e per Simonetta sindaca.