Volta la carta

Ci sono circostanze al limite del paradossale o dell’inspiegabile.

In un appello sottoscritto negli ultimi giorni da Vannino Chiti, Claudio Martini ed Enrico Rossi, gli ex e l’attuale presidente della Regione #Toscana prendono parola sulla disfatta storica del 4 marzo. Nulla da eccepire sulla legittimità del gesto, ci mancherebbe.
Ci sono però due passaggi del documento che, fra gli altri, trovo fuori dal mondo.

“È necessario ascoltare le domande che vengono dai cittadini”
Per quello che mi è dato sapere, il 4 marzo i cittadini hanno dato un sonoro ceffone ad una classe dirigente ben individuata e che comprende pezzi consistenti della sinistra storica di questo Paese. “Tu chiamala se vuoi rottamazione?” Chiamala come ti pare, ma la parte più ampia del Paese esige una rottura concreta e persone capaci di rappresentarla. I tre nella foto tutto mi sembrano fuorché capaci di questo.

Nel pieno rispetto della vostra biografia e di ciò che avete portato ad una vicenda politica e culturale: anche basta.

“Abbiamo molti punti condivisi fra noi”.

È passato poco più di un mese dalle elezioni politiche. C’eravamo detti che ci si poneva come alternativa ai tre poli in campo, non come supplenti di una forza politica a temporaneo timone Renzi. Dove sarebbero questi punti condivisi? Lo smantellamento del Jobs Act? La diminuzione delle ore lavorative settimanali? Lo stop al consumo di suolo? Una discussione sui trattati europei e sul ruolo oltre che sugli strumenti democratici della sovranità comunitaria rispetto a quella nazionale?
Cosa è successo in questi mesi, dormivano?

La dico così. Se qualcuno vuole fare “il partito del lavoro” senza il voto e il consenso dei lavoratori ma per negoziare una nuova coalizione “contro i populisti e le destre conservatrici”, abbia il coraggio di portare questa legittima discussione nel campo naturale, ossia quello del Partito Democratico. È più rispettoso di quella comunità, banalmente.
Credo piuttosto sia necessario costruire la “sezione italiana” di quella sinistra popolare e antiliberista europea che ha già alcuni validi presidi, talvolta in condizione di diffidenza reciproca, ma che va seriamente messa in campo come piattaforma e come progetto, dandosi come obiettivo le elezioni europee. Diem25 è un tentativo che si pone in questa prospettiva: verifichiamo la sua capacità di apertura. European Left ha rifiutato la sciocca proposta di JLM di cacciare Syriza dal movimento europeo: bene così, ma quale piattaforma si vuole mettere in campo per fornire una rappresentanza ai mille rivoli delle lotte politiche e sociali all’austerità? La presidenza di EL ha lanciato una Call for Unity che credo vada letta con molta lucidità. Dalla Francia è emersa la prospettiva neogiacobina continentale dell’Europe Insoumise: parliamone!

Per quanto riguarda noi, sui territori, attraversiamo piuttosto gli appuntamenti elettorali da questo momento in poi con radicalità e coerenza, mettendoci la faccia con la massima onestà e scegliendo in modo intelligente il campo dell’alternativa.

Chiti, Martini, Rossi rappresentano un pezzo di storia politica del nostro territorio. Lo rispetto. C’è stato un tempo in cui potevo pure condividere la loro prospettiva.

Dopodiché, è il caso di voltare pagina.

Fatevi una bella conferenza nazionale, in quel di Firenze, se volete correggere la rotta del centrosinistra. O, come fa il Danti in un modo che non condivido ma che seriamente apprezzo per la schiettezza e la capacità di porre contraddizioni, chiedete le primarie e battetevi a viso aperto, nella relazione con le persone e su un contenuto di senso davvero chiaro. Non è la mia strada ma la rispetto cordialmente.
Sul serio: fate (anzi, facciamo tutte e tutti, ciascuno a modo suo) buon viaggio.