Who cares if one more light goes out?

“Non ti ho cambiata, lo sai”. La mia nota, come giusto, passerà inosservata. La scrivo per onestà intellettuale, oltre che per rispetto verso gli oltre 13 anni di vita su 31 passati orgogliosamente con una tessera di partito in tasca, a cavallo tra la Puglia di nascita e la Toscana di adozione.

Quest’anno non rinnoverò l’adesione a Sinistra Italiana, la comunità politica che ho avuto l’onore di guidare in provincia di Pisa da aprile 2017 a dicembre 2019. 

Sono cinque le parole che ho in mente nel riportare questa decisione.

Gratitudine. Anche se non ho cambiato grandi dinamiche, la vita politica mi ha donato tanto in termini di crescita, cognizione circa la casa adottiva, impegno pubblico. Gratuitamente ho ricevuto, gratuitamente abbiamo provato a restituire. Non faccio nomi di ringraziamenti solo perché, nella lettera con cui nel Natale 2019 mi dimettevo da segretario provinciale, ho provato ad indicare ogni persona destinataria di tale sentimento: a ciascuna e ciascuno di loro confermo stima, affetto, gratitudine.

Conoscenza. Non è da tutti avere la possibilità di passare dalla militanza studentesca in Università di Pisa nei tempi dell’alternativa alla mala-riforma Gelmini allo studio di vertenze ben diverse, in città e in provincia (rifiuti, servizi pubblici, sostegno alla geotermia rinnovabile e sicura, lavoro dignitoso, urbanistica ecosostenibile..). Politica è primariamente metodo e, per assumere un vero metodo, si deve studiare – e non importa se si ha una o nessuna laurea. 

Maturità. Passare dall’impegno in collettivi omogenei per generazioni a più articolate realtà ha significato ridistribuire i tempi, perché l’umanità dei tempi di relazione è condizione doverosa per l’autenticità di un rapporto. Perfino, ho dovuto assumere linguaggi diversi. Se diventare maturi implica prendersi cura dell’altra/o, la politica mi ha donato questo.

Delusione. Per una decina d’anni ho dedicato energie e forze alla costruzione di uno spazio pubblico di alternativa ai poli gradualmente emersi nell’agone degli anni successivi alla grande crisi economica post 2007: centrosinistra, 5 stelle, centrodestra. Senza cercare alcun alibi per le mie responsabilità e per quelle di altre/alte dirigenze, trovo che quell’orizzonte storico abbia dettato la fine di una ragion d’essere. Se nessun passo indietro esercito sui valori cui resto fedele, certo fa male sapere di aver dedicato tempo ed impegno ad una prospettiva storicamente chiusa. Ma ogni viaggio vive di tappe, curvature, fermate, temporanee conclusioni: non per questo il cammino si ferma.

Imbarazzo. La chiusura di uno spazio politico e storico non è un dramma. Un po’ lo diventa se si impara a conoscere autoreferenzialità, narcisismi, egoismi, spinte di mera sopravvivenza: tratti miserevoli che purtroppo esistono a sinistra, a più livelli, e non denunciamo con sufficiente energia. Senza infingimenti: io sono stato parte di tali imbarazzi e, qualche volta, ho consapevolmente contribuito a realizzarli. Tale riflessione tuttavia non mi esime da rivendicare, esercitare e rilanciare la responsabilità di un inventario critico sul percorso politico, mio e di tante altre e tanti altri. “L’analisi è tutto”, avrebbe detto Palmiro Togliatti.

Ciò non significa buttare quello che c’è stato di bello e importante, perfino in tempi grami. Basti pensare allo scorso anno, il 2019: quando l’ennesima lista raccogliticcia all’ultimo secondo, La Sinistra, ha conseguito l’agghiacciante 1.8 % nazionale alle elezioni europee, dopo il bel risultato della lista Sinistra Unita nell’ambito della vittoriosa coalizione di centrosinistra al comune di San Giuliano Terme il fratello, amico e compagno Francesco Corucci è stato nominato assessore in quella giunta che è concreto ed importante modello di condivisione politica nell’arco progressista nonché idea di governo che sarà utile avere il coraggio di esportare nell’area pisana.

Abbandonare l’adesione ad una forza frammentata persino ora che è ridotta a dimensioni esiziali non implica abbandonare una prospettiva. Penso a Cascina, dove la bella candidatura di Cristiano Masi affronterà la battaglia del 20-21 settembre e, nell’ottica di una città democratica e inclusiva, confidiamo che possa essere presente al ballottaggio in una posizione importante e nel campo nuovamente unitario delle forze di progresso.

Resta forte il sostegno al lavoro del governo di cambiamento frutto dell’alleanza emergenziale tra sinistra, Movimento 5 Stelle e Partito Democratico. Un apporto concreto e anche critico – e penso a tre temi su tutti: (1) il 20/21 settembre bisogna dire NO al taglio del numero dei parlamentari; (2) bisogna battersi per l’abrogazione dei decreti Salvini e per lo Ius Soli; (3) bisogna battersi per la ricostruzione di un efficace e responsabile Stato investitore, innovatore e imprenditore, a partire dal Recovery Fund, per archiviare la stagione delle privatizzazioni e dei liberismi.

Ritengo che, con pazienza, possa nascere, anche ai livelli locali, una nuova alleanza di progresso, ecologista e solidale, femminista e democratica, dove le dignità civili e sociali della persona siano cardine. Giuseppe Conte, punto di riferimento di un nuovo umanesimo, non è né un santino né un uomo venuto per caso: è sia il firmatario degli attualmente vigenti decreti Salvini che il presidente del consiglio che ha condotto e conduce una battaglia senza precedenti per il nostro tempo, in una pandemia mondiale con ferite sociali inimmaginabili. Bisogna esserne consapevoli, pur sostenendolo con energia e coraggio. Cercare una via progressista ed ecologista, europeista e critica, solidale e patriottica, è responsabilità sua, del governo, della maggioranza e delle forze che sostengono tale prospettiva. È importante tuttavia farlo con una visione d’insieme ed un apporto pubblico di forze morali, civiche e sociali: un umanesimo che si chiude nel Palazzo e nell’ambizione della stabilità ad ogni costo sarebbe il peggior servizio per tale stessa prospettiva.

Una nuova alleanza umanista non corrisponde a schemi o percorsi scontati: come segnalato con rammarico dalle generose Sardine, la Toscana è uno dei luoghi in cui le reciproche diffidenze ed autoreferenzialità in termini di innovazione di contenuti e discorso politico hanno portato al dispiegamento di candidature/coalizioni contrapposte tra centrosinistra, sinistre e Cinque Stelle. Se, da un lato, sarebbe infantile pensare che i poteri economici che hanno avuto ed hanno parte col sistema di governo cedano all’improvviso sull’allargamento del centrosinistra tradizionale alle forze del cambiamento, dall’altro la mancata insistenza su questo snodo è ragione dei pur legittimi scontri elettorali in un campo in cui non è ancora maturato, specie a livello di gruppi dirigenti, il senso di un percorso da fare insieme e che è la via maestra per il cambiamento. Un percorso che potrebbe avere coraggiose energie cui attingere ma che, al momento, trasforma la declinazione toscana della “malinconia di sinistra” di cui parla Enzo Traverso in una “amarezza progressista”: rispettabile sentimento trasversale ad elettori e elettrici di almeno quattro liste (Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Sinistra Civica Ecologista, Toscana a Sinistra) e tre candidature alla presidenza della regione (Fattori, Galletti, Giani). Ciò al netto della personale opzione elettorale che mi sentirò di esercitare, sia con responsabilità di cittadino progressista e di sinistra che con doveroso senso di condanna per chi, tra le dirigenze ‘democratiche’, continua a coltivare un senso arrogante di autosufficienza, che non prende in carico le sofferenze delle toscane e dei toscani, salvo poi chiamarli alla responsabilità contro il lupo nero che avanza – e che qualcuno, in termini di scelte politiche, forse ha liberato. La responsabilità non farà rima con cecità.

Faro’ a tempo pieno il socio e il co-presidente della Rosa Bianca di Pisa, come dall’estate 2018, finché lo vorranno le iscritte e gli iscritti: associazione con cui da anni abbiamo in campo un percorso di maturazione politico-culturale che non guarda alle sigle di partito, ma all’attivazione in spazi di relazione fisici (il mondo ARCI, spazio di animazione ed impegno che, come donne e uomini del progresso democratico, siamo chiamati a far vivere e dove ho ritrovato, con l’esperienza del circolo Rinascita di Pisa, il gusto dell’incontro ricretivo assieme alla crescita collettiva) e all’animazione culturale verso scuole ed università sui temi centrali dell’agenda, con una prospettiva personalista, progressista, antifascista, antirazzista.

L’augurio che faccio a chi coltiva i miei stessi valori in spazi politici diversi è quello di provare a rispondere alla domanda di De André: se “continuerai a farti scegliere / o finalmente sceglierai”.

Voi, organizzazioni degli esclusi e tante organizzazioni di altri settori della società, siete chiamati a rivitalizzare, a rifondare le democrazie che stanno attraversando una vera crisi. Non cadete nella tentazione della casella che vi riduce ad attori secondari o, peggio, a meri amministratori della miseria esistente. In questi tempi di paralisi, disorientamento e proposte distruttive, la partecipazione da protagonisti dei popoli che cercano il bene comune può vincere, con l’aiuto di Dio, i falsi profeti che sfruttano la paura e la disperazione, che vendono formule magiche di odio e crudeltà o di un benessere egoistico e una sicurezza illusoria.

Papa Francesco, discorso ai movimenti popolari, 5 novembre 2016