Letture estive per riflettere.

Ecco la fonte, prima di tutto.

Cosa dice questa ricerca? Essenzialmente, che il sostegno degli europei alla transizione energetica con obiettivi indicati dall’Unione Europea dipende sempre più dalla sua capacità di ridurre il costo della vita e rafforzare la sicurezza energetica. Gli intervistati, in generale, considerano le bollette energetiche una delle principali fonti di pressione economica e valutano le politiche climatiche soprattutto in base al loro impatto sui bilanci familiari – perfino più che sui benefici ambientali.

Ecco i risultati principali della ricerca, dando anche qualche numero:

– Il 58% degli europei indica il costo della vita come il problema più importante per il proprio Paese, davanti a sanità (38%) ed economia (37%).

– Il 52% dichiara di non poter sostenere una spesa imprevista di 1.000 euro e il 48% teme di dover ridurre il riscaldamento durante il prossimo inverno. Il riscaldamento, non so se si capisce il livello..

– Il 74% ritiene che solare, eolico o nucleare siano oggi le forme più economiche per produrre elettricità, mentre solo il 12% indica petrolio, gas o carbone.

– L’81% ritiene necessario agire contro il cambiamento climatico e il 64% considera la transizione energetica importante o essenziale per la crescita economica. Tutto questo valga per i negazionisti de noartri.

– Il 65% preferisce che i governi mantengano bassi i costi energetici anche a fronte di una transizione più lenta, mentre solo il 26% è disposto ad accettare costi più elevati nel breve periodo per accelerarla.

– L’80% ritiene che i politici non comprendano le difficoltà economiche delle famiglie e il 72% pensa che agiscano soprattutto nel proprio interesse.

Cosa pensano gli e le Italians secondo questa ricerca? Insomma, in Italia emerge una posizione relativamente favorevole alla transizione energetica, purché non comporti aumenti significativi dei costi per le famiglie. Il 56% degli italiani (intervistati) preferisce mantenere bassi i costi energetici anche se questo significa procedere più lentamente nella diffusione delle rinnovabili. Il 31% ritiene che la transizione energetica possa ridurre le bollette domestiche, ma una quota più ampia (36%) pensa che eventuali risparmi saranno assorbiti da governi o imprese anziché trasferiti ai consumatori. La preoccupazione circa la persistenza di fratture sociali che non si rimarginano appare evidente.

Cosa ci dice tutto questo? A mio avviso, che la transizione energetica potrà consolidare il consenso delle concittadine e dei concittadini (d’Italia e d’Europa) solo se saprà coniugare gli obiettivi climatici con una riduzione concreta dei costi sostenuti da famiglie e imprese, garantendo che i benefici dell’innovazione siano distribuiti in modo equo e percepibile.

Allo stesso tempo, il rafforzamento dell’autonomia energetica europea rappresenta un’opportunità strategica per ridurre la dipendenza da fattori geopolitici esterni e accrescere la resilienza economica dei Paesi membri. Una sfida che, per l’Italia, richiede politiche capaci di coniugare sicurezza energetica, coesione sociale e diritti, transizioni industriali co-pianificate e giuste, competitività industriale.

Buone considerazioni estive, via!


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